Ictus e fattori di rischio

Ictus e fattori di rischio

ICTUS E FATTORI DI RISCHIO


Di truffe mediche, falsi miti legati all’alimentazione della nonna (sempre più sana rispetto a quella di noi nipoti snaturati, beata la nonna!), sedicenti naturopati, insinuanti dubbi nei confronti della grande distribuzione alimentare, e terapie alternative inconcludenti, basate sul cucchiaino di bicarbonato disciolto in acqua, ne è pieno il mondo della (dis)informazione alimentare. È facile allora buttare nel già nutrito volume di fandonie l’ennesimo specchietto per allodole, forse perché il cibo è qualcosa di ancestrale, irrinunciabile e che ci lega al ricordo materno, o forse perché riguardo ad esso possiamo farci consigliare per attivamente scegliere.

Quando questo senso di appartenenza ad una cultura, che è anche ricerca del piacere gustativo da condividere, quando questo nostro essere italiani, soprattutto a tavola, si incontra e si scontra con il pensiero della cugina alternativa informatissima, riguardo pratiche mediche aspecifiche scovate chissà dove (in ogni famiglia che si rispetti la cugina informatissima è almeno vegetariana, ma acquista punti extra se fruttariana).
E’ forse ora di affrontare la problematica in maniera più approfondita, magari iniziando proprio da quello che oggi è uno dei pilastri pseudo-scientifici del veganesimo, The China Study®.

Ma partiamo dall’inizio. Dice, la cugina, di aver letto il libro che rappresenta una svolta epocale, un nuovo modo di pensare al cibo, una chiave etica di lettura delle evidenze cliniche. Caspita! Sembra quasi un trattato antropologico irrinunciabile! Convinta, lo compro senza pormi troppe domande. The China Study® si presenta come uno studio epidemiologico, e propone una dieta basata sui derivati della coltivazione che promette, sulla base di certezze scientifiche esposte in modo chiaro per i non addetti ai lavori, salute e longevità. Erano, quando lo acquistai, circa 500.000 in Italia le copie vendute (500.002, contando la mia e quella della cugina informatissima).

Non è mia intenzione riportare tutti i punti secondo i quali la comunità scientifica fatica ad apprezzare detto testo, ma vorrei porre l’attenzione su un argomento chiave. Campbell e Campbell, i due autori, identificano le malattie dell’abbondanza (infarto e osteoporosi, ipertensione e diabete, vari tipi di cancro ed ictus) come legate a comportamenti individuali e modificabili, vedi l’alimentazione. E fin qui tutto fila ed è anche confermato da grandi studi epidemiologici come l’EPIC (http://epic.iarc.fr/): un’alimentazione basata prevalentemente su cibi di origine vegetale è oggi considerata la chiave per mantenere la buona salute e prevenire patologie croniche maggiori. Attenzione: prevalentemente, non esclusivamente!

 
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I Campbell fanno il passo più lungo della gamba ed osano un’affermazione azzardatissima: essi mettono in relazione causa-effetto le proteine di origine animale con dette malattie, non riconoscendo una “dose” sicura di consumo per l’uomo – mentre tutti gli altri studi indicano che l’aumento di rischio è proporzionale al loro consumo e che quindi, in termini assoluti, mangiare proteine animali in quantità limitata non cambia il destino di un individuo. Una bella differenza! A riprova della relazione diretta causa-effetto, i Campbell rincarano la dose con ragionamenti statisticamente deboli: non si può attribuire all’intera popolazione un carattere che invece è evidenziato in solo una parte di essa selezionata casualmente, come è stato fatto nello studio iniziale, poi divenuto libro; di qui, non si possono definire come scientificamente valide le correlazioni spurie che emergono dalla raccolta dati (e i fattori confondenti quali sedentarietà, inquinamento, igiene e durata della vita media non sono stati debitamente analizzati dagli autori). La correlazione spuria per eccellenza in The China Study® è proprio la seguente: l’origine di tutti i mali sarebbe una proteina animale, la caseina derivata dal latte, perché direttamente coinvolta nella crescita tumorale (a dire il vero è fisiologicamente essenziale per la corretta crescita di tutte le cellule e non solo di quelle alterate, però se proprio vogliamo raccontarla grossa…).

Il libro la mette in questi termini: i cinesi, serbatoio demografico dello studio, consumano modeste quantità di latte (e caseina ed alimenti di origine animale), quindi hanno una bassa incidenza di malattie dell’abbondanza, e viceversa, i cinesi hanno una bassa incidenza di malattie dell’abbondanza perché consumano modeste quantità di latte (e caseina ed alimenti di origine animale).

Purtroppo la correlazione causa-effetto è assolutamente sbagliata! Se per esempio addizionassimo le proteine presenti nel grano con l’aminoacido lisina (che nel cereale è carente) per raggiungere la stessa quota presente naturalmente nella caseina, l’effetto procancerogeno sul fegato sarebbe il medesimo, e questo The China Study® lo tace – ovviamente il nostro corpo è incapace di riconoscere l’origine nutrizionale, animale, vegetale o sintetica, dei nutrienti che gli forniamo, ma digerisce ed assimila senza fare troppi complimenti. Se non assumessimo grano rinforzato con lisina prediligendo alimenti integrali e naturali ed evitassimo le proteine di origine animale? Benissimo: cibandosi di soli cibi vegetali, basta abbinare il cereale ad un legume (pasta e fagioli, riso e lenticchie, pane e ceci, couscous e arachidi) per ottenere tutto il pool di aminoacidi essenziali al nostro organismo, tra cui la lisina, aminoacido chiave per la dissertazione dei Campbell. E vorrei precisare che senza lisina non potremmo sopravvivere.

Sarà la lisina, sarà la caseina ed il latte, ma questa storia non regge, men che meno in un’ottica preventiva.

A proposito di prevenzione. Possiamo fare molto in tal senso per migliorare la nostra aspettativa di vita; prendiamo l’ictus (etimologicamente, dal latino, colpo). I fattori di rischio per l’insorgenza di questo accidente cerebrovascolare riconosciuti dalla comunità scientifica sono indubbiamente molti: quelli non modificabili sono il sesso (maschile), l’età (≥ 65 anni) e la storia familiare o pregressa di eventi simili, ma ci sono anche fattori su cui possiamo intervenire e così modificarli in positivo, come: dedicarsi ad un’attività cardiovascolare moderata e costate di almeno 150 minuti la settimana e mantenere uno stile di vita attivo; scegliere una dieta equilibrata e sana che prediliga (ma non si basi esclusivamente su) cibi integrali di origine vegetale; e poi effettuare controlli pressorio e della glicemia periodici, con intervento eventualmente farmacologico.

Ed ai legumi (con la loro quota di lisina) e cereali aggiungere verdure di stagione a volontà e frutta fresca, pesce azzurro magari di piccola taglia, pochi formaggi freschi e carni bianche magre, il tutto accompagnato da poca frutta oleaginosa, semi e olio, quello buono, magari extravergine.

Piccolo off-topic: che mi prenda un colpo, se la correlazione tra le apparizioni di Nicolas Cage nelle pellicole cinematografiche e gli annegamenti in piscina non è certamente spuria! Povero Nicolas Cage! Chissà se diverrà il nuovo protagonista del seguito letterario di Campbell e Campbell.

 

Mila Bonomi





Nicolas Cage Films vs Swimming Pool Drownings.jpg

Tab.2 http://tylervigen.com/spurious-correlations.

Bibliografia

Schulsinger, D. A., Rott, M. M., Campbell, T. C. (1989 Aug 16). Effect of dietary protein quolity on development of aflatoxin B1-induced hepatica preneoplastic lesions. Journal of Natural Cancer Institute; 81(16):1241-5.